Ieri sera, intervistato da Rainews per un parere sul decreto del Governo sull’Ilva, il vice direttore de IlSole/24 ore ha dato praticamente in escandescenze per la minaccia di esproprio dell’Ilva se, dopo aver eventualmente comminato delle multe, i proprietari delle acciaierie non adempissero alle prescrizioni di risanamento del complesso. Apriti cielo! Ma come, la proprietà privata! Non sta né in cielo né in terra! E che che fine faranno gli investimenti esteri!

Per caso, il vice direttore è anche uno laureato in una di quelle università di economia che vanno per la maggiore? Spero per lui di no, visto che – per dirla con J. Stiglitz – lì insegnano killeraggio economico neoliberista, e poi – come dire – sapendo leggere e scrivere dovrebbe sapere che l’esproprio fa parte della nostra Costituzione (art 42, comma 3): ” La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale”. Per non parlare dell’art. 43: “Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazioni e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”.

E allora quando espropriano i terreni per costruire un’autostrada? Come mai non ci si indigna? L’esproprio va bene solo per “piccoletti” ma non per i “grossi”? Per caso l’Ilva, come in effetti ha dichiarato il Governo, non è una produzione strategica per il Paese? E quando mai gli interessi privati hanno la precedenza rispetto a quelli generali? Dove li mettiamo poi i motivi di salute pubblica? E’ vero che vent’anni di berlusconismo e di neoliberismo ci hanno abituato alle parole in libertà, ma qui si esigerebbe almeno la conoscenza della legge fondamentale di questo Paese. O si pensa di vivere nel bengodi del “fai come ti pare”, tanto ci pensa il mercato? Ancora?

C’era un vecchia striscia di un fumetto di Lunari, Ghirighiz, in cui si rappresentava una tribù di uomini primitivi. Uno di essi commentava il discorso di un anziano e appassionato signore: “Come parla bene dei sacri confini della patria!” E rispondeva Ghirighiz: “Certo, perché confinano in gran parte con quelli della sua vigna.” Ora, sicuramente il vice direttore in questione non ha vigne e ha tutto il diritto di indignarsi, ma per favore rispettiamo anche i “sacri” confini della Costituzione italiana.